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Qual era il rapporto tra la Chiesa cattolica e gli imperatori carolingi?

Qual era il rapporto tra la Chiesa cattolica e gli imperatori carolingi?

Carlo Magno fu incoronato dal papa nell'anno 800. Ma fu una scelta di Carlo Magno o fu costretto a farlo? Avendo conquistato le sue terre, non poteva semplicemente incoronarsi imperatore? Inoltre, il papa ei vescovi avevano qualche potere temporale sull'Impero? Come è cambiato questo rapporto con la morte di Carlo Magno?


Per i sentimenti di Carlo Magno sull'essere incoronato imperatore, cito da La Civiltà del Medioevo di Norman F Cantor, capitolo sei "The Making of Carolingian Kingship":

Il giorno di Natale dell'800, mentre Carlo Magno si alzava dalla preghiera davanti alla tomba di San Pietro, papa Leone mise improvvisamente la corona sul capo del re, e il clero e il popolo romani ben preparati gridarono: "Carlo Augusto, grande coronato e pace- dando all'imperatore dei romani la vita e la vittoria!" Carlo Magno era così indignato e dispiaciuto che, secondo Einhard, "ha detto che non sarebbe mai entrato in chiesa quel giorno, anche se era una festa religiosa molto importante, se avesse conosciuto l'intenzione del papa". Carlo Magno fece tutto il possibile per placare gli indignati Bizantini, che sostenevano che il loro titolo imperiale fosse stato loro rubato. Non usò quasi mai il titolo di imperatore dei Romani, che gli aveva dato il papa, ma si accontentò della frase "Imperatore, re dei Franchi e dei Longobardi" per indicare il fondamento reale ed effettivo del suo potere.

L'incoronazione imperiale di Carlo Magno ha generato notevoli controversie tra gli storici, molti dei quali hanno respinto l'affermazione di Einhard come eccessiva modestia da parte di Carlo Magno. Il fatto è che Carlo Magno non voleva essere incoronato imperatore dei romani perché in primo luogo, "romano" significava per lui "bizantino", e non aveva alcun desiderio di emulare il sovrano di Costantinopoli, e in secondo luogo, perché comprendeva le implicazioni costituzionali di un'incoronazione papale e non aveva intenzione di mettersi in una posizione di debito o di debolezza nei confronti del vescovo di Roma. Ciò che rende la situazione più complessa, tuttavia, è che un ideale imperiale stava emergendo tra gli uomini di chiesa del regno carolingio, ma non era lo stesso concetto di impero che prevaleva né a Costantinopoli né a Roma. Le lettere di Alcuino in particolare sono ricche di riferimenti all'"Impero Cristiano" e all'"Europa", l'area contigua al Cristianesimo latino il cui capo fu Carlo Magno. In considerazione dei contributi di Carlo al benessere dell'Europa e in vista della sua posizione di più grande re d'Europa, Alcuino e altri uomini di chiesa di corte stavano cominciando a pensare che Carlo Magno avrebbe dovuto prendere il titolo di imperatore. Questa visione, tuttavia, aveva poco a che fare con l'emulazione dell'antico imperatore romano o del sovrano di Costantinopoli; piuttosto, doveva essere l'apoteosi della posizione di Carlo Magno come capo della cristianità. È probabile che un'incoronazione imperiale di Carlo Magno avrebbe avuto luogo se il papa non avesse prevenuto il re franco ei suoi consiglieri il giorno di Natale dell'800. Certamente Carlo Magno non si sarebbe lasciato incoronare dal papa; l'incoronazione che preferì fu quella usata nell'813 quando incoronò suo figlio ed erede, Ludovico, imperatore.

Incoronato dal papa, Carlo Magno scelse di interpretare il suo titolo imperiale nel modo delineato da Alcuino. Rifiutò di considerarsi un imperatore romano, ignorò le sanzioni implicite nella sua incoronazione da parte del papa, continuò a chiamarsi re dei Franchi e dei Longobardi e considerò il titolo di imperatore come l'espressione della sua posizione di guerra cristiana. eroe, monarca teocratico e capo della chiesa franca.

L'ideale imperiale svolse un ruolo molto più importante nelle politiche del figlio e nipote di Carlo, Ludovico il Pio e Carlo il Calvo, e divenne un concetto il cui contenuto era molto più pesantemente influenzato dall'ideologia papale originale. Gli ecclesiastici carolingi del IX secolo si allontanarono dall'impero cristiano di Carlo Magno e in direzione di un antiquarianesimo politico che cercava il pieno risveglio delle idee imperiali romane imitando la ricca cerimonia di corte degli imperatori bizantini e usando il titolo completo, imperatore di i romani. Già nell'816 Ludovico il Pio si lasciò ungere dal papa con questo titolo. Per i sovrani carolingi del IX secolo e per i loro sostenitori ecclesiastici, l'enfasi sul titolo imperiale e l'associazione del sovrano carolingio con gli imperatori romani costituivano un contrafforte contro il progressivo declino del potere reale dopo la morte di Carlo Magno. L'ideologia sostituì la fama di Carlo Magno come condottiero germanico. Ma l'ideologia non poteva fare nulla per arginare l'avanzata del localismo e l'ascesa della signoria feudale. I vescovi del IX secolo scrissero trattati sulle glorie dell'impero e della regalità e gli imperatori carolingi elaborarono il loro cerimoniale di corte, ma non furono in grado di mantenere una leadership efficace nel loro regno.

Il papato, nel lungo periodo, non guadagnò altro che i Carolingi dalla rinascita del titolo imperiale in Occidente e dall'accettazione da parte dei Carolingi dell'ideologia romanista. Il papa della metà del IX secolo Nicola I affermò in modo aggressivo la dottrina radicale della donazione di Costantino, e i papi erano abili nell'usare il loro controllo sul titolo imperiale per molestare i successivi Carolingi, ma ciò non salvò il papato dal disastro nel fine del IX secolo. Perché i papi avevano bisogno di un forte sovrano carolingio per proteggerli dalla nobiltà romana dei gangster. Con il declino del potere carolingio, il papato entrò in uno dei suoi periodi più bui, tra la fine del IX e la prima metà del X secolo, in cui divenne il burattino della nobiltà romana regnante e perse completamente la sua posizione di leader nella società europea .

Se la storia del IX secolo è fallimentare da tutte le parti, non dovrebbe farci dimenticare che un nuovo elemento era stato introdotto nella vita politica dell'Europa occidentale. Nell'ultima parte del X secolo il titolo fu ripreso dalla monarchia germanica, sorta sulle rovine del regno carolingio orientale. I re tedeschi avrebbero fatto del titolo imperiale una parte essenziale della loro politica fino alla metà del XIII secolo, e i loro successori avrebbero mantenuto il titolo fino al 1806.


I Franchi e la Chiesa

Forse il più o uno dei più importanti gruppi barbarici noti per lo sviluppo della civiltà occidentale è quello dei Franchi. Questo gruppo barbaro era localizzato nell'area della Gallia. Con il suo tremendo potere in battaglia e capi capaci è stato in grado di conquistare e diffondere il suo regno per diventare il più potente dei barbari. Quando iniziarono a convertirsi al cristianesimo in seguito alla conversione del loro re merovingio (Clovis), consentirono l'espansione della cristianità.

La loro conversione fu facile, ma lenta e ciò portò la Chiesa a formare e istruire i Franchi con grande dedizione. Per questo motivo, la Francia è conosciuta come la “figlia maggiore della Chiesa”. I Franchi diedero al Cristianesimo un vantaggio rispetto alla conversione, in quanto non erano ariani, religione che sostanzialmente insegnava che Cristo non era Dio. Vale a dire che non erano strutturati con idee preconcette su Gesù Cristo, quindi era più facile insegnarli e convertirli al cristianesimo che con altri gruppi barbari che credevano nell'eresia dell'arianesimo.

Tuttavia, le loro conversioni normalmente avvenivano nelle masse seguendo le scelte dei loro leader, il che avrebbe messo in dubbio la sincerità di alcuni di coloro che si erano convertiti all'istante, semplicemente perseguendo il leader. Ciò portò alcuni Franchi ad adorare sia i loro dei che Gesù, anche all'interno del clero. Durante la metà del settimo secolo, l'esercito franco avrebbe sacrificato donne e bambini per soddisfare gli spiriti della battaglia. Quindi, sarebbe stato san Bonifacio a riferire ufficialmente alla Chiesa le condizioni della Gallia Merovingia, che erano davvero misere. La gente comprava gli uffici della chiesa per guadagnare influenza, usava le proprietà della chiesa per arricchire le proprie famiglie, i chierici si sposavano e altri portavano armi e versavano sangue. La chiesa dei Franchi aveva bisogno di una riforma.

Per realizzare la riforma, San Bonifacio ottenne l'aiuto dei Sindaci del Palazzo che furono i Carolingi, principalmente Pipino il Breve e Carlomanno. Questa riforma creò un legame di amicizia tra i Franchi e il papato poiché erano ormai in continuo contatto. Nel frattempo, la famiglia carolingia crebbe in fama e potere. Assunsero il pieno controllo della carica di Sindaco del Palazzo e ne fecero una carica ereditaria, iniziarono ad esercitare l'autorità de facto (non ufficiale ma legale) del re, e detenevano un eccezionale potere militare, notoriamente dimostrato da Carlo Martello che sconfisse i musulmani alla battaglia di Tours (732).

I Merovingi erano feroci guerrieri, ma governanti incompetenti in ogni singola area dell'amministrazione. Hanno anche avuto problemi tra loro e hanno massacrato le famiglie e le persone a vicenda. Il regno franco aveva bisogno di ordine e veniva stabilito principalmente dalla Chiesa cattolica insieme ai Sindaci del Palazzo o Carolingi. Pertanto, nel prendere atto di ciò, Pipino il Breve si interessò ad acquisire legittimamente il titolo di re e ciò significava che non lo avrebbe preso con la forza ma lo avrebbe chiesto.

Pipino andò dall'attuale papa, papa Zaccaria I, e gli chiese se fosse una buona situazione per il re non avere potere e per coloro che lo avevano non detenere il titolo di re. Zaccaria rispose dicendo che non andava bene, che era disordine e innaturale, così benedisse il cambio di dinastia dalla famiglia merovingia alla famiglia carolingia nel 751. A me tutto questo sembra molto politico (non genuino), come vorrebbe la Chiesa vogliono qualcosa in cambio del favore che ha dato ai Carolingi e ai Franchi, in generale, di stabilire l'ordine. La Chiesa avrebbe cercato fedeltà, protezione e potere militare con i potenti Franchi poiché doveva far fronte agli aristocratici romani, all'Impero Bizantino e ai Longobardi che volevano prendere Roma con la forza e non rispettare l'autorità del Papa.

Tutti questi fattori diedero origine all'alleanza papale-franco. I papi cominciavano a dubitare sempre più dell'affidabilità degli imperatori bizantini nell'essere loro alleati e protettori. Prima di tutto i Bizantini furono coinvolti in eresie come il monotelismo e l'iconoclastia, molestarono alcuni papi, a volte cercarono di controllare le decisioni della chiesa, e non erano molto preoccupati per l'aumento di potere dei minacciosi Longobardi. Quindi, quando gli anglosassoni (Bonifacio e Clemente) vennero come missionari per convertire i popoli tedeschi e riformare la chiesa franca, divennero il collegamento chiave per unire il papato con i leader franchi.

Quando iniziò il conflitto dei Papi tra l'impero bizantino e i Longobardi, i Papi non potevano semplicemente rompere l'alleanza con Bisanzio poiché ciò li avrebbe resi vulnerabili a qualsiasi attacco dei Longobardi che circondavano Roma. Per qualche tempo, nel VII secolo, i Longobardi diminuirono la loro pressione sulla conquista di Roma, finché il loro condottiero, Astolfo, acquisì il potere e rinnovò la loro ambizione. Nel momento in cui Astolfo prese la città di Ravenna, i Bizantini risposero semplicemente con una nota diplomatica di protesta. Ciò preoccupò sempre più il papato e nell'autunno del 753, papa Stefano II divenne il primo papa ad attraversare le Alpi e negoziare con Astolfo per rinunciare all'assedio di Roma e restituire il territorio conquistato. Quando ciò fallì, il papa andò dai Franchi, in particolare Pipino il Breve che sconfisse i Longobardi e restituì la terra rubata ai Papi.


Il rapporto tra cristianesimo e scolastica nel Medioevo

L'era della Scolastica non era semplicemente la forma di educazione ristretta e ristretta che molti studiosi moderni avevano considerato all'altezza della stagnazione intellettuale. Il concetto generale di Scolastica non può essere compreso al di fuori del suo contesto storico. Il movimento scolastico iniziò come risposta all'amaro tumulto dei secoli bui, e al suo apice nei secoli XII e XIII culminò in un metodo ben raffinato di pensiero critico. La scolastica può essere pensata come l'affinamento intellettuale delle conoscenze a disposizione degli studiosi del Medioevo. Sebbene il Medioevo non sia stato un periodo di grande crescita intellettuale, ha assicurato che l'Europa non avrebbe mai più visto un periodo di completo arresto intellettuale. In relazione al contesto storico della scolastica, il Medioevo non può essere compreso senza il riconoscimento della forza dominante del cristianesimo in tutta la società europea. Il movimento scolastico è stato seminato all'interno ed è cresciuto con la progressione della Chiesa cattolica romana: i suoi principali coltivatori. I Padri della Chiesa Cattolica Romana divennero i primi autori del pensiero scolastico creando armonia tra i punti di vista contrastanti della filosofia e della teologia. Le opere dei santi divennero i testi, che gli scolari delle scuole monastiche e cattedrali affidarono alla memoria. Di conseguenza, la crescita del cristianesimo e dell'educazione coincisero l'una con l'altra per tutto l'arco dell'Europa medievale. Il pensiero intellettuale del Medioevo è stato evidenziato dal rapporto simbiotico formato tra Scolastica e Cristianesimo, risultante in un sistema di educazione fisso e formale, e la conservazione delle opere religiose, classiche e antiche, che insieme hanno inciso il percorso intellettuale nel Rinascimento.

Mentre il movimento scolastico non consisteva in nuovi sviluppi intellettuali, serviva allo scopo di un risveglio intellettuale. Questo periodo di educazione e pensiero intellettuale sarebbe servito come primo piano per lo sviluppo dell'istruzione superiore. La scolastica iniziò nei monasteri cristiani con l'accumulo di conoscenze, questi monasteri si sarebbero poi trasformati in università. L'ascesa delle università, tuttavia, iniziò verso la fine del regno della scolastica, quindi questa discussione rimarrà entro i confini dello sviluppo delle scuole monastiche e cattedrali. Nella sua cornice più ampia, la scolastica si è sviluppata all'interno della Chiesa. A causa dello scarso materiale intellettuale disponibile, “il limitato apprendimento dei tempi organizzato in una forma sistematica in gran parte sulla base deduttiva della logica aristotelica” (Graves 51). A causa del potere esercitato dalla Chiesa, ogni argomento, religioso o secolare, è stato affrontato attraverso una prospettiva altamente teologica. Il pensiero medievale dal IX al XII e XIII secolo fu dominato da questo ideale, e così fu insegnato all'interno delle scuole della Chiesa, consolidando così i metodi della scolastica. La scolastica era, infatti, “i metodi e le tendenze peculiari della speculazione filosofica sorti all'interno della Chiesa”. Il termine scolastica derivava da 'doctor scholasticus', il termine usato per gli insegnanti autorizzati nelle scuole monastiche (Graves 50). Fin dall'inizio dell'educazione monastica nel Medioevo, la scolastica e il cristianesimo si sono intrecciati, influenzando coloro che cercavano un intelletto superiore all'interno delle sue scuole. Sia la religione cristiana che il metodo scolastico erano la base dell'apprendimento di uno scolaro. Divenne l'obiettivo di un giovane studioso, attraverso la deduzione scolastica e l'argomentazione, mostrare come le dottrine "erano coerenti tra loro e secondo ragione" (Graves 51). Anche con i suoi apparenti difetti, come la sua caratteristica portata ristretta, il più grande scopo della scolastica era quello di dotare uno studente della disciplina dialettica e intellettuale che consentiva a un individuo di essere acuto e versato nella conoscenza del tempo.

L'educazione medievale in Europa iniziò con lo sviluppo delle scuole monastiche ed episcopali, ed è così che si trova l'origine della scolastica. L'istituzione dei monasteri, “sorse da una protesta contro il vizio e la corruzione, e indicò la via a una religione più profonda ea una vita più nobile” (Tombe 21). Basato sul codice benedettino, lo scopo primario dell'educazione monastica era la disciplina e la repressione del corpo, e dava grande risalto alle dottrine del lavoro e della lettura sistematica. Fu attraverso la devozione quotidiana alla lettura che l'alfabetizzazione iniziò la sua rinascita in Europa (Graves 10). Piccole comunità isolate si formarono intorno ai monasteri, creando una cultura colta riservata, la cui conoscenza si sarebbe presto diffusa con la crescente influenza e forza della Chiesa. I monaci all'interno di queste comunità hanno creato la domanda di manoscritti e riproduzioni del testo. Di conseguenza i monasteri divennero preziosi depositari, garantendo la conservazione della letteratura e del sapere antichi. Con il crescere della vita monastica, cresceva anche l'interesse e la cura dei manoscritti antichi, e la richiesta di duplicati delle scritture sacre portò all'aggiunta dello scriptorium, una stanza riservata alla copiatura dei testi. Così la conservazione dei testi divenne la principale fonte di lavoro nella vita monastica.

Mentre la copia dei testi sacri era in primo piano rispetto alla pulizia delle linee e all'accurata decorazione, i monaci ottennero influenze sia intellettuali che morali dal contenuto del loro lavoro. Non solo il testo rafforzò la comprensione della lingua, della lettura e della scrittura, ma anche i monaci iniziarono a stabilire le proprie connessioni personali con gli argomenti religiosi. Di conseguenza i monaci divennero autori di argomenti prevalentemente religiosi come "commenti alle Scritture o ai Padri cristiani, Le vite dei santi e le prediche o racconti morali" (Tombe 12). Questi scritti indicavano i primi esempi delle caratteristiche rudimentali del pensiero/educazione scolastica. I monaci e gli scolari dei monasteri iniziarono quella che sarebbe stata una forte enfasi sull'estensione della conoscenza attraverso il ragionamento dialettico. Ciò che iniziò negli scritti dei monaci fu il metodo del pensiero critico che avrebbe dominato gli insegnamenti dell'Europa medievale.

Una maggiore comprensione delle relazioni tra la fede cristiana e il metodo scolastico può essere vista negli influenti scritti dei monaci medievali. Le loro opere hanno consolidato sia la comprensione delle dottrine del cristianesimo sia la crescita del pensiero intellettuale critico caratteristico della scolastica. Uno di questi monaci benedettini fu sant'Anselmo di Bec (1033-1109), i cui scritti, coerenti con i metodi della scolastica, contribuirono notevolmente alla comprensione delle complessità della fede cristiana. Ricordate che la scolastica ha unito «la filosofia, intesa come operazione autonoma della ragione, e la teologia, dove la certezza delle conclusioni è fondata sui principi della fede» (Vignaux 35). Questo concetto era considerato un'idea sotto il termine generalizzato di teologia filosofica. Con la crescente influenza delle opere secolari durante tutto il Medioevo, monaci come Anselmo sostennero il dogma cristiano attraverso l'eliminazione delle contraddizioni mediante un'intensa analisi dialettica. Anselmo credeva nell'accordo della ragione con il dogma, ma sosteneva che la fede deve precedere la conoscenza, come disse una volta: "Il cristiano deve avanzare alla conoscenza mediante la fede, non giungere alla fede mediante la conoscenza" (Tombe 51). Anselmo trascorse molto tempo nel chiarire vari dogmi cristiani come la Trinità, diventando il più influente/famoso per i futuri studiosi nella sua argomentazione "ontologica" per l'esistenza di Dio (Tombe 51-52). Aderendo alla scolastica, Anselmo non cercò di scoprire nuove verità, ma cercò di definire un concetto più chiaro delle sue credenze esistenti attraverso la ragione. La ragione è arrivata attraverso il confronto di opere come il suo De veritate, che sarebbe considerato filosofico, alla Sacra Scrittura (Vignaux 35). Luscombe sostiene questa idea, perché nella sua prospettiva Anselmo, “cercò di esplorare le sue credenze esistenti con lo strumento della ragione – e non solo con questo veniva usata anche la preghiera – e con lo scopo di far emergere e chiarire il significato, le implicazioni , e anche la verità e la plausibilità della Scrittura e della verità rivelata» (44). Il lavoro di Anselmo, come molti altri scolastici, ha favorito la complessa comprensione delle dottrine tradizionali. Le caratteristiche più significative degli argomenti di Anselmo erano che mentre erano puramente argomenti di fede cristiana, procedevano anche come argomenti di logica e ragione.

Mentre le scuole monastiche stabilirono piccole comunità di educazione, fu solo con l'istituzione delle scuole dell'Abbazia e della Cattedrale che l'apprendimento si diffuse. Fu attraverso il rapporto tra l'educazione e la Chiesa cattolica romana che la scolastica si affermò durante il Medioevo. Questa progressione prese forma durante un breve periodo all'interno del Medioevo chiamato Rinascimento carolingio. La dinastia carolingia sorse in un periodo di tempo che rifletteva la disintegrazione politica. Una delle figure più importanti di quest'epoca conosciuta come Carlo Magno, o Carlo Magno (742-814), che utilizzò il potere conferitogli dal Papa sullo stato franco unito per assicurare una genuina unità del suo popolo (Pedersen 72) . Carlo Magno, essendo stato istruito dai monaci e ricevendo così una certa educazione formale, riconobbe che l'unità del suo popolo, "potrebbe essere realizzata solo attraverso la vita interiore per mezzo di una lingua, cultura e idee comuni", e così un risveglio dell'apprendimento ritenuto necessario (Graves 27). Storicamente, alla fine dell'VIII secolo, esisteva una mancanza di educazione non solo nei funzionari della Chiesa, ma anche nel clero e nella nobiltà "secolari". Le scuole monastiche e cattedrali erano diventate tristemente stagnanti nella produzione manoscritta e intellettuale. Questo caso è stato dimostrato attraverso la lettera di Carlo Magno all'abate di Fulda, in cui afferma,

Abbiamo ricevuto spesso lettere di monaci e in esse abbiamo riconosciuto sentimenti corretti, ma uno stile e un linguaggio rozzi. I sentimenti ispirati in loro dalla loro devozione per noi non potevano esprimere correttamente, perché avevano trascurato lo studio della lingua. Pertanto, abbiamo iniziato a temere che, proprio come i monaci sembrano aver perso l'arte di scrivere, così anche loro potrebbero aver perso la capacità di comprendere le Sacre Scritture e sappiamo tutti che, sebbene gli errori nelle parole siano pericolosi, gli errori nel comprensione lo sono ancora di più (Graves 27).

A causa di questa mancanza di conoscenza sostenuta, Carlo Magno utilizzò il suo potere sui monasteri e sui vescovati come fondamento di un sistema di istruzione organizzato rivisto. Fu Carlo Magno a voler dunque collegare l'educazione pubblica con la già consolidata educazione dei monaci (Pedersen 74, 78). Nel 787 fu emanato un capitolare educativo per gli abati di tutti i monasteri, per rimproverare ai chierici la loro alfabetizzazione, e affinché le scuole offrissero almeno un corso elementare completo di istruzione. Usando la Chiesa come veicolo di apprendimento, le porte della conoscenza cominciarono ad aprirsi consentendo al movimento scolastico di raggiungere un bacino di intelligenze più ampio. Insegnamenti che un tempo erano riservati al clero "regolare" della comunità monastica furono trasmessi alla società europea generale.

Le scuole stabilite all'interno delle chiese hanno svolto un ruolo significativo nella crescita del risveglio intellettuale durante il Medioevo. Certo, queste scuole sono nate come istituzioni di conoscenza fondamentale in cui "la parola scuola significa quasi invariabilmente un liceo: la sua funzione principale era quella di rifornire la Chiesa di clero" (Lawson 8). Le scuole inizialmente iniziarono a insegnare lettura, scrittura, calcolo, canto e Scritture, che in seguito avrebbero portato al trivio (grammatica, retorica e dialettica) (Graves 34). Alla fine, per opera di Alciun di York, consigliere educativo di Carlo Magno, fu incoraggiata l'adozione da parte dei Franchi Carolingi di un programma di educazione nelle arti liberali (Luscombe 29), una congiunzione sia del trivio che del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica). Con il progredire del Medioevo, la scolastica iniziò a coinvolgere più aree di studio rispetto al regno puramente teologico. Tuttavia, durante tutta l'istruzione, la Chiesa ha esercitato una grande influenza e controllo sulla conoscenza e gli scolari sono stati influenzati dall'associazione diretta con i loro insegnanti. I Padri furono i primi interpreti dei testi sacri “sono stati loro a dare ispirazione e direzione alle conquiste degli Scolastici con l'importanza della filosofia e della teologia affinché la scienza di Dio diventasse il monumento del sapere medievale” (Cassidy iii). Fu solo con il declino della scolastica che la Chiesa iniziò a perdere potere sulla conoscenza intellettuale delle scuole europee, dimostrando così lo stretto rapporto tra scolastica e cristianesimo.

Per quanto riguarda il movimento scolastico, non può essere giudicato equamente a parte dal contesto storico in cui si è svolto. La scolastica si sviluppò all'interno dei confini della Chiesa cattolica romana, e quindi come tutti gli aspetti della società europea dell'epoca, si sottomise al suo potere di rivelazione divina. La gamma di conoscenze che gli scolastici dell'epoca erano in grado di indagare, serviva sia da vantaggio che da svantaggio. Sfortunatamente, solo i soggetti ritenuti ortodossi dalla Chiesa potevano essere difesi, per timore che gli uomini volessero sopportare la persecuzione. Il Medioevo presentava ai grandi pensatori una linea sottile tra il sapere secolare ritenuto utile e accettabile e quello che minacciava il fondamento e il potere della Chiesa. Contrariamente a questo riguardo, la conoscenza limitata costringeva gli scolari a ridurre la conoscenza in un sistema estremo e logico, e quindi, "obbligarono ad esercitare più intensamente le loro acute menti analitiche, e così divisero, suddividerono e sistematizzarono il loro materiale oltre ogni misura" ( Tombe 59). La scolastica ha permesso a questi scolaretti di vagliare secoli di dottrine tradizionali e piuttosto irrazionali, e culminare le loro scoperte in un sistema razionale di intelletto. La scolastica non solo dotava i suoi soggetti delle capacità necessarie per appassionarsi a ciò che era considerato un sapere "moderno", ma imponeva anche la massima accuratezza nel pensiero, affinato da un'attenta argomentazione analitica. La scolastica ha quindi favorito lo sviluppo intellettuale necessario per l'inizio del Rinascimento. Come ha affermato Cassidy, “tutto ciò che viene appreso di nuovo deve essere appreso in termini di ciò che è già noto (27). La scolastica, attraverso la conservazione della conoscenza, così come il perfezionamento del pensiero intellettuale, divenne il fondamento per il verificarsi di un nuovo pensiero.

Angeles, Moses Aaron T. “St. Anselmo sull'essere di Dio.” Philippiniana Sacra. 64.130 (2009): 5-20. Stampa.

Cassidy Ph.D, Rev. Frank P. Molders della mente medievale. Binghamton: B. Herder Book Co. , 1944. Stampa.

Graves, Frank Pierrepont. Una storia dell'educazione durante il Medioevo e la transizione ai tempi moderni. Norwood: The Macmillan Company, 1910. Stampa.

Pedersen, Olaf. Le Prime Università studium Generale e le origini della formazione universitaria in Europa. New York: Cambridge University Press, 1997. Stampa.

Vignaux, Paul. Filosofia Nel Medioevo. Londra: Burns & Oates, 1959. Stampa.


Breve storia della Chiesa cattolica durante l'Impero Romano

La Chiesa cattolica romana, la più grande denominazione di cristiani in tutto il mondo, ha una storia gloriosa come chiesa di Gesù Cristo e l'unica chiesa cristiana in Occidente durante l'alto e il tardo Medioevo (1054-1550 dC). Esplora brevemente il cristianesimo primitivo durante l'Impero Romano, il primo di una serie che documenta la storia della Chiesa cattolica romana.

La Chiesa Cristiana e Gesù Cristo

Il rabbino ebreo Gesù di Nazareth (dal 5 a.C. al 30 d.C.) è il fondatore della religione cristiana e della Chiesa cristiana. Gesù visse in Palestina durante il dominio dell'Impero Romano e i suoi discepoli lottarono dopo la sua crocifissione per condividere il messaggio di Gesù di nuova vita, o risurrezione, sebbene credessero in Gesù come Dio. Santi cattolici popolari, come Santa Maria, la Beata Vergine Madre di Cristo, San Giuseppe, San Giovanni Battista, San Pietro e San Tommaso, sono attori chiave nella vita e nel ministero di Gesù.

L'impero romano perseguita Gesù e i suoi seguaci

L'Impero Romano, sollecitato dai capi ebrei, crocifisse Gesù di Nazareth come un criminale comune nel 30 d.C. Gesù fu il primo di molti primi cristiani a morire di una morte orribile per mano dello stato romano. L'Impero Romano offriva ai suoi sudditi le ultime novità in fatto di comodità moderne come trasporti efficienti, acqua corrente, protezione della polizia e frutti esotici dai tropici e li trattava in modo equo finché adoravano l'imperatore romano come Dio.

I primi cristiani, proprio come i cristiani di oggi, credevano che adorare altri dei fosse una violazione della loro fede. I primi santi della Chiesa, come San Pietro, San Tommaso, Santa Perpetua e Sant'Agnese, si rifiutarono di adorare l'imperatore e subirono la pena capitale come nemici dello stato. Il Colosseo, l'imponente anfiteatro di Roma, vide la morte di migliaia di cristiani durante le persecuzioni degli imperatori Nerone, Settimio Severo, Diocleziano e altri.

Primi monaci nella Chiesa cattolica

Molti cristiani fuggirono in luoghi remoti per sfuggire alle persecuzioni di Roma. I deserti e altre aree remote lontane dalle città hanno offerto paradisi di salvezza da Roma per raggiungere molti cristiani molestati.

Successivamente, i cristiani iniziarono a fuggire deliberatamente dalla civiltà per cercare una relazione con Dio. Sant'Antonio Magno (251-356) credeva che l'isolamento migliorasse l'intimità con Dio. Questo santo, secondo la leggenda, combatté contro Satana nei deserti dell'Egitto e ne uscì vittorioso. I suoi seguaci fondarono alcune delle prime comunità monastiche nella Chiesa.

Sebbene Sant'Antonio, primo dei Padri del Deserto, non sia stato il primo monaco cristiano a cercare rifugio nel deserto per cercare Dio in una vita semplice libera dal sesso e dal cibo indulgente, ha iniziato un movimento all'interno della Chiesa. I seguaci di Antonio fondarono alcune delle prime comunità monastiche lontano dalla società e un altro santo, Benedetto da Norcia, scrisse la prima regola per il comportamento di una comunità religiosa cattolica (VI secolo d.C.).

Cristianesimo Religione dell'Impero Romano

Il rapporto della Chiesa cattolica con la Chiesa cambiò drasticamente grazie all'imperatore Costantino il Grande (227-304 d.C.). Costantino si convertì al cristianesimo dopo una visione di una croce alla testa dei suoi eserciti, secondo il suo biografo Eusebio. L'imperatore iniziò la tradizione di costruire grandi chiese come luoghi di culto e la sua Chiesa del Santo Sepolcro si trova ancora a Gerusalemme.

Constantine declared freedom of religion for Christians in the Roman Empire, and soon Christianity became the official religion of the Roman Empire in the East and West (380 AD). Rapidly, Christianity changed from a persecuted religion with a substantial minority to the state majority religion of the Roman Empire.

Jesus Christ, founder of Christianity, died at the hands of the Roman Empire. Jesus’ Church suffered persecution from Rome, and Christian monks formed from groups fleeing Rome’s grasp in the desert. Yet Rome’s conversion to Christianity changed the history of the Roman Catholic Church and opened the door for Europe’s conversion to Christianity during the early Middle Ages.

For more on Catholic Church history, Part 2: Brief Guide to Catholic History During the Middle Ages may be of interest.


Editorial note on the Timeline

The primary purpose of the Timeline is to be a quick reference to important dates for Catholic apologists. It also gives a general overview of the history of the Church to the Catholic who might like an idea of what occurred in the past, but has little inclination to read in-depth. The Timeline contains dates concerned with secular history that are pertinent to the Catholic apologist, as well as quirky Catholic history bits for the trivia buff. I've attempted to include as many important events as possible, both good and bad, and to include facts commonly raised in Catholic apologetic discussions. In some cases, I have attempted to debunk common myths. It would be beyond the scope of this work to count every historical objection and accusation made regarding Catholicism.


Obviously the Christians anti-pagan ideals affected idol sales among the converted.

Because Christians believed in treating all men equal — slave, nobility, male and female — it was assumed that they were subverters of the social order of their day. By today’s standards, we might have accused them of propagating socialistic agenda.

But being “equal under God” is not necessarily the same as having a political agenda to overthrow the government, to level the classes, and redistribute the wealth.

Ironically, scriptures that would have spoken to the times as “authoritative proof” of church held beliefs (specifically regarding slaves and masters), would not be available to the church in an official “canon” until after this wave of persecution had passed. It would however, be available to “the Church” once the Nuovo mondo was discovered and with it an opportunity to establish a new way of doing government. Here Christians would fight on both sides of the argument — whether or not to end slavery once and for all.


Church History to the Modern Era

Although originally settled by the Celtic Belgae and conquered by Caesar in 57 b.c., by the 5th century Belgium had achieved a large German population due to migrations southand eastward. Christianity entered the region — then part of Gaul — via merchants and soldiers who followed the Roman roads or descended the Rhine during these migrations. To the east, Tongeren formed a civitas whose first bishop was Servatius. In the western part of the country mention is made of Superior, Bishop of Bavai or cambrai (C. 350), although Christianity in this region seems to have been effaced during the German

invasions, whereas the Church continued to exist to the east. Following the fall of the Roman Empire, Gaul reverted to the Frankish kings. clovis (481 – 511), the first great king of the Frankish merovingian dynasty, was baptized in 506. This led to the conversion of all his people, the franks. Both Arras and Tournai had a bishop at the beginning of the 6th century, but for want of Christians, Arras was soon united with the See of Cambrai, and Tournai with that of Noyon.

Evangelization and Consolidation: 625 to 800. St. amandus, a native of France, founded an abbey at Elnone C. 625. After converting the inhabitants of Ghent, Amandus became bishop of Tongeren and Maastricht, founded several other abbeys, and continued his evangelizing efforts in Antwerp. The region to the west was evangelized by St. eligius, Bishop of Noyon, and St. willibrord, Bishop of Utrecht, while conversions in eastern Gaul became the work of St. lambert and St. hubert, bishops of Maastricht and li È ge. The present area of Belgium was completely converted C. 730.

From the 8th to the 10th century many rural parishes were founded. The earliest ones were proprietary churches (Eigenkirchen ) built on the estate of the founder, who continued to be their proprietor and who could dispose of them as he saw fit. Because of the element of control — the proprietor could sell his church, cede it as a benefice, appoint the pastor, and take for himself church revenues — this system soon became corrupted.

During the Middle Ages the union of Church and State resulted in the spirit of Christianity permeating all aspects of Western culture. Frankish king and Holy Roman Emperor charlemagne (742 – 814) demanded that bishops hold synods and visit their dioceses, supervised clerical training, reminded clerics of their obligation to the infirm, favored the multiplication of parishes and prescribed the payment of the tithe for the support of pastors. Through such demands, Charlemagne was instrumental in the cultural revival called the carolingian renaissance, but by the late 9th century Norman invaders had partially depopulated the country, and had devastated the episcopal towns and abbeys that had engaged in this Christian-inspired cultural renaissance.

The Feudal Church: 900 – 1100. Part of German-ruled Eastern Gaul, li È ge became home to an imperial church, the bishop of which was made a prince-bishop by the German emperor. During the investiture struggle, Bishop wazo of li È ge (1042 – 48) was a principal supporter of the reformer Pope Gregory VII, although Wazo's successors would side with the emperors in their conflicts with the popes.

In the 10th century, although monastic and cathedral schools enjoyed great renown, monastic life fell into decadence, partly as a result of the Norman invasions. However, it was restored by reformers such as St. gerard of brogne, founder of a reformed abbey near Namur and appointed to reform several other abbeys, including those of St. Pierre and St. Bavon in Ghent. In the 11th century the Church persuaded warlike lords and knights to abide by the peace of god, which protected women, religious, peasants and pilgrims and also by the Truce of God, which forbade wars during Lent, Advent and other periods. The knights of the Low Countries joined the cru sades, while godfrey of bouillon, a mediator between the French and Germans, because of his character and knowledge of the two languages, became the first ruler of Jerusalem.

The Communes and the Dukes of Burgundy: 1200 – 1400. By 1200 the ecclesiastical division of the Low Countries had become defined. In the west were the Dioceses of Cambrai, Tournai, Arras and Th é rouanne, all of which were suffragans to the ecclesiastical province of Reims in France. In the east was the See of Li è ge, and in the north the See of utrecht, both of which were suffragans of cologne. Flourishing towns were also established in the Low Countries beginning in the 12th century, and Franciscan and Dominican settlers acquired profound influence a century later. The beguines were a creation peculiar to the Low Countries and the Rhineland although not nuns, they observed a vow of chastity during their residence and devoted themselves to prayer, manual works, care of the sick and teaching. St. Juliana of Li è ge, an Augustinian canoness of the Monastery of mont-cornillon, helped in the first celebration of the Feast of Corpus Christi at Li è ge in 1251 it was prescribed for the whole Church in 1264 by Pope Urban IV. By far the most renowned mystic of the Low Countries was Blessed Jan van ruysbroeck (1293 – 1381), a devout prior of the convent of Groenendaal, who was one of the promoters of the devotio moderna, which insisted on the interior life and methodical meditation and which produced a spiritual classic in the imitation of christ by thomas À kempis.

The Reformation: 1500 – 1640. During the western schism (1378 – 1417) the Low Countries had remained faithful to the Roman line of claimants, and in 1477 they passed by marriage to the Hapsburg emperor. By the 16th century the region's traditionally strong faith remained deeply rooted, although piety was sometimes difficult to discern. Many priests were ignorant, and their disordered

private lives and lack of zeal caused scandals. The coming of the renaissance and the rise of humanism began to foster religious indifference. erasmus, a leading humanist, was a native of the Low Countries.

lutheranism penetrated the Low Countries through Antwerp, where the convent of the Augustinians provided the first Lutheran center. King charles v organized the inquisition and published severe edicts (placards ) against the Lutherans. After 1530 Anabaptism began to spread, especially in Holland and in Antwerp. In putting into effect the placards during the 16th century, the civil authorities put to death nearly 2,000 heretics, mostly Anabaptists, a group seen to disturb social order.

A peace with France in 1559 opened southern Belgium to calvinism, which quickly made inroads in Tournai, Cambrai, Lille and in the textile centers of French Flanders later they advanced toward Antwerp. philip ii, who succeeded Charles V in 1555 and who ruled the expanding Habsburg empire from Spain, was eager to apply the placards rigorously, but he did not comprehend the changes that had occurred in the distant Low Countries. The Compromise of the Nobles (1566), which demanded the cessation of the Inquisition and abolition of the placards, made the failure of a purely negative repression evident. At King Philip's request, Pope Paul IV reorganized the ecclesiastical hierarchy of the Low Countries by erecting 14 new sees and grouping the 18 bishoprics into three ecclesiastical provinces independent of Reims and Cologne. The decrees of the Council of trent were promulgated in the Low Countries in 1565 – 66, and seminaries were established that trained priests who were well educated and morally exemplary.

Unfortunately a revolution erupted in the region, its cause partly political and partly religious. Eighty years of war (1568 – 1648) ended with the permanent separation of the northern and southern section of the Low Countries. By 1600 the Protestant north had won its independence and began persecuting Catholics (who would continue to remain a minority in the Netherlands). The south — comprising for the most part present-day Belgium — remained subject to Spain and preserved its Catholic faith. Under Archduke Albert and Archduchess Isabella (1598 – 1633) the region became one of the most Catholic in the world. Fervent bishops, aided by the nuncios at Brussels, trained an enlightened clergy and attacked abuses. Through their colleges, jesuits oriented the laity toward a more profound piety and toward apostolic works, and also taught the catechism to thousands of children. The Capuchins (see franciscans, first order), who founded 41 convents between 1585 and 1629, were highly esteemed by the populace for their simplicity, their joyous abnegation and their simple, apostolic preaching.

The Age of Empires: 1640 – 1830. Agostino, the posthumous work of Cornelius jansen, a professor at Louvain and former bishop of Ypres, appeared in 1640. During the second half of the 17th century jansenism gained fervent adherents among Louvain professors, bishops, clergy and educated laymen before it was finally subdued in the 18th century. Meanwhile it chilled the fervor of the Catholic restoration considerably.

In 1713 the Catholic Low Countries came under the control of Austria. During the next century the enlight enment made slight headway in Belgium except in Li è ge. In 1763 Johann Nikolaus von hontheim, coadjutor bishop of Trier, published De statu Ecclesiae, which conceded to the State great power over the Church while reducing the papal primacy to a mere primacy of honor (see febronianism). The ministers of Austrian Archduchess maria theresa (1740 – 70) also manifested their anticlericalism. Thus, when the Society of Jesus was suppressed by Pope Clement XIV in 1773, they treated the Jesuits with special severity.

Emperor joseph ii (1780 – 90), an enlightened despot, believed he had a vocation to reform the Church in the Catholic Low Countries. In 1781 he published an edict of tolerance in support of the region's Protestant minority, and the following year suppressed contemplative orders and confiscated the property of the 2,600 contemplative religious. He also reorganized parishes and liturgical worship, and in 1786 ordered seminarians to study at the college of philosophy, that he instituted at Louvain and staffed with professors imbued with his own ideas (see josephinism). These religious changes, together with administrative and judiciary reforms, incited a revolution to overthrow Austrian rule in 1789. Following a revolt in Li è ge the prince-bishop fled and the equality of all citizens was proclaimed. Unfortunately, the troops of the new emperor, Leopold II, would quickly reinstate the prince-bishop and reconquer the region.

In 1792, while in the midst of their own revolution, the French conquered Belgium. Religious persecution began in the region in 1796, and after the coup d' é tat of Fructidor 18 (Sept. 4, 1797) antireligious hatred was given free rein. When the oath of hatred for royalty and of submission to the laws of the republic was put into effect, 8,565 priests were condemned to deportation for refusing to subscribe to it, although only 865 were actually apprehended. Churches were closed and religious services celebrated only in secret. Ecclesiastical properties were sold, the University of Louvain was closed and all religious orders and congregations of religious were suppressed. The Flemish population to the north became exasperated by this persecution — as well as by compulsory military conscriptions demanded by Napoleon Bonaparte in his effort at world conquest — and began the wars of the peasants (Boerenkrijg ) in 1798. Lack of organization caused the failure of that uprising, and Bonaparte eventually gained the good will of Belgian Catholics by the French concordat of 1801 which permitted Catholic worship once again. However, that good will was rescinded after Bonaparte imposed the Imperial cate chism (1806), arrested and imprisoned Pope pius vii from 1809 – 14, interfered in religious matters and closed the seminaries in Ghent and Tournai. His downfall at Waterloo was hailed in Belgium with great joy.

After Waterloo, Belgium became a province of the Netherlands, and was ruled from 1815 to 1830 by King William I. The Fundamental Law the king imposed, which suppressed all the former privileges enjoyed by the clergy while proclaiming religious liberty, displeased many Catholics. Still more disquieting to them was William's determination to rule the Church as an enlightened despot. He subjected private education to severe restrictions, banished the Jesuits and Christian Brothers, and in 1825 imitated Joseph II by compelling seminarians to attend the college of philosophy at Louvain. Before 1825 Catholics aimed only to restore the privileges of the ancien r é gime, but from 1825 to 1830 they sought religious freedom. When negotiations for a concordat between the king and the Holy See failed in 1827, Catholics joined forces with the Liberals to demand both civil and religious liberties. This union created a climate favorable for the successful revolution of 1830.

1830 to World War II. In 1830 Belgium became an independent kingdom ruled by Prince Leopold of Saxe-Coburg. The constitution of 1831 accorded liberty of association, reunion, education, the press and worship. It deprived the government of all right to interfere in clerical appointments or to prevent clerics from corresponding with their superiors. It also provided that the State would assume the obligation of financially compensating clergymen. In regard to marriage, the constitution provided that the civil ceremony precede the religious one. The cults recognized by the constitution were the Catholic, Protestant and Jewish. The encyclical of gregory xvi Mirari vos (1832) reflected Rome's concern over this constitution.

From 1830 to 1847 political figures from the right and the left worked together to form the new Belgian state. This period also witnessed another Catholic restoration: a papal nuncio was established in Brussels, the Diocese of Bruges was reestablished and Belgium's reorganized seminaries soon provided sufficient priests to replace a thinly scattered and aged clergy. The number of religious increased from 4,791 in 1829 to 11,968 in 1846. Missions preached by Redemptorists, Jesuits and secular priests worked among the populace, and soon the country was covered with a network of Catholic primary and secondary schools. The Catholic University of Louvain reopened in 1834.

Belgium's Liberal party was organized in 1846 and held an almost constant majority in the Chamber until 1884. One of the crushing arguments of the Liberals was that the Catholic approval of the constitution was feigned. To be sure, suspicion at this liberal constitution was voiced by one Catholic group promoting ultramontanism. However, Cardinal sterckx, the Archbishop of Mechelen (1832 – 67), was a vigorous defender of the constitution. It was Pope leo xiii who put an end to this dispute among Catholics by stating in March 1879: "The Belgian constitution consecrates some principles that I, as Pope, could not approve of but the situation of Catholicism in Belgium, after the experience of half a century, demonstrates that in the present state of modern society, the system of liberty established in this country is most favorable to the Church. Belgian Catholics should not only abstain from attacking the constitution, they should also defend it."

As early as 1850 Liberals passed a law on secondary education that displeased Catholics in 1879 they would instigate a five-year war over the school question, when laws were passed obliging each community to establish an official school wherein the teaching of the Catholic religion would only be permitted outside class hours. Catholic bishops reacted vigorously and the country was soon dotted with private schools. By 1881 the majority of Belgian students attended Catholic rather than public schools. In 1880 Liberals caused Belgium to sever diplomatic relations with the Holy See because of the Pope's refusal to disapprove the Belgian bishops. A Catholic government came into power after 1884 and restored educational freedom.

The Catholic party became a confessional party because of the activities of the anticlerical liberal government (1878 – 84), and between 1884 and 1914 it gained an absolute majority in the legislature. It lost this majority after the introduction of universal suffrage (1919) and was then obliged to form a coalition government.

During the late 1800s Catholic leaders attempted to remedy the social ills of the proletariat in an unfortunately paternalistic spirit. The encyclical rerum novarum (1891) finally set in motion a soundly conceived Catholic social movement. Around 1900 Christian trade unions were finally established, but in some cases it was too late masses of workers had lost the faith. Wallonia, the most highly industrialized area, saw the greatest decline in Catholics, as the majority of the working class there quit the Church. In Flanders, which was industrialized later and which imbibed much less influence from French anticlericalism because of language differences, the faith was much better safeguarded.

Besides engaging in educational work, caring for the sick and devoting themselves to other social and charitable works, Belgian religious were second only to the French in the numbers who served in mission territories by 1900. Best known among these religious were Pierre Jean de smet, SJ, who labored among native tribes in North America and whose statue was erected in Washington, D.C. Joseph damien, a Picpus priest and apostle of the lepers in Molokai and Konstant Lievens, SJ, a defender of the aborigines in Chota-Nagpur, India. The conversion of nearly half the Africans in the Belgian Congo was due almost exclusively to the labors of Belgian missionaries, although the region would suffer under Belgian control. The work of Flemish priests was also noteworthy of special note. P. Meeus established a foundation that led thousands to monthly Confession and Communion. Edward Poppe established the Eucharistic Crusade to promote the reception of Communion by the very young. And in 1925 the Jeunesse ouvri è re chretienne was organized by the parish priest Jozef Cardijn, created cardinal by Pope Paul VI in 1965.

In 1914 Germany invaded Belgium and World War I began. Occupation followed, during which time Catholic religious supported Belgian interests. In 1940 Belgium was again invaded, forcing King Leopold III to exile in London for the duration of World War II. With their country under Nazi occupation, Belgian bishops were firm in their opposition to the doctrines of National Socialism and in their protest against the deportation of workers. Between 1940 and 1945, 85 Belgian priests and religious were either put to death by the Germans or perished in concentration camps.

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Status: Inquisition in the Catholic Church

To assess the Inquisition properly, we must distinguish between the principle which undergirded it, and the actions of those responsible for implementing the principle.

Issue: What role did the inquisition play in the Catholic Church?

Response: According to Pope John Paul II, The Inquisition belongs to a tormented phase in the history of the Church, which . . . Christians [should] examine in a spirit of sincerity and open-mindedness. 1 To assess the Inquisition properly, we must distinguish between the principle which undergirded it, and the actions of those responsible for implementing the principle. The principle that the Church must guard the faith against deviations is an obligation of divine law (cf. Mt. 18:18 2 Tim. 1:14). The actions taken to implement the process sometimes were questionable and even deplorable. Yet, because of centuries of misinformation, we must take care to distinguish fact from fiction.

DISCUSSIONE: Catholics have a duty to understand what happened during the Inquisition and why. This allows us to distinguish between what is defensible and what is not.

The use of the inquisition against heresy

With the reign of emperor Constantine (d. 337), the Church moved from being persecuted to being protected, and political and theological concerns began to overlap. The good of the Church likewise began to be seen as integral to the good of the State. Consequently, from the fourth century on, not only did emperors convene councils against heresies, but they also established a wide range of civil penalties for heresy. These penalties ranged from fines to capital punishment, as the famous Corpus Iuris Civilis (534) of the Emperor Justinian (d. 565) attests. Inquisition was one means by which both secular and Catholic courts addressed heresy.

By the end of Christianitys first millennium, most of western Europe had been converted to Christianity. By this time, there was little separation of Church and State. That is, secular and ecclesial offices and legal systems overlapped. The effects of one system were recognized within the other. Because of this, the secular powers and the Church, even with all their disagreements and failures, had developed a common foundation and aim in protecting the common good. One general effect of all this was that secular politics was not entirely severed from the Church. Instead, political and religious questions were inextricably intertwined, and religious heresies were considered a kind of political treason.

Catharism (from the Greek katharos, which means pure) was a heresy which threatened nearly every line of the Creed. Although there were many other heresies addressed by inquisitorial courts (including the Waldenses, Beguines, Fraticelli, and the Spirituals), Catharism was the most prevalent, and therefore the heresy which gave rise to the use of inquisition by the Catholic Church.

The Cathari believed that the physical, visible world was created by an evil god and the spiritual, invisible world was created by a good god. They believed that salvation came through the purification of their immaterial souls from the evils of physical creation. This dualism directly contradicted the truth about both the natural and supernatural good of creation. When the heresy of Catharism became visible around the year 1000, the response to it was at first haphazard, lacking both structure and discipline. As a result, Catharism spread rapidly from eastern Europe to southern Germany, northern Italy, and southern France. We must note, in all humility, that part of the cause of the rapid spread of heresy during this period was the deplorable behavior of many clergy, especially in southern France, who were wedded to Madame Luxury rather than Lady Poverty. In contrast to these deficiencies and abuses, the Cathari embraced poverty and strict asceticism.

During the next century, secular rulers, Church councils, and popes called for the investigation and prosecution of heresy as well as for the punishment of unrepentant heretics. Yet such efforts to address the spread of heresies such as Catharism remained disorganized and ineffective.

To remedy the disorganized response to heresy, Pope Gregory IX (1227-41) took on the task of bringing the investigation of heresy under the discipline of the Holy See. What we term the Inquisition is simply the ecclesiastical tribunal with specially appointed judges (inquisitors) answerable to both the local bishop and the pope, whose task it was to investigate charges of heresy in a systematic and fair way. The origin of this form of judicial inquiry, the inquisitio, was not Church law, but Roman law as incorporated into the procedures of civil and canon law alike. Pope Gregory wisely relied on the new mendicant orders, the Franciscans and the Dominicans, to handle most of the inquisitorial work.

This first phase of the Inquisition began to die out in the 1300s as the heresies themselves faded. The next phase began in 1478 when, at the request of the Spanish sovereigns Ferdinand and Isabella, Pope Sixtus IV (1471-84) issued a papal bull allowing for the creation of the Spanish Inquisition. It lasted until it was formally abolished in 1834, although its most fervent activity was during the 15th and 16th centuries.

The Spanish Inquisition is the most notorious of the inquisitions for three reasons. First, it was more cruel precisely because it was administered by the secular government. Second, it was concerned, in large part, with the conversos. These were Jews who had converted either under duress or out of social convenience, and were suspected of secretly practicing the Jewish faith. And third, it has been the main target of Protestant and secular opponents of Catholicism who have fabricated through pamphlets, histories, plays, and even paintings cruelties and excesses far beyond what actually occurred.

With the advent of the Reformation in the 16th century, another phase of the Inquisition began. Alarmed at the spread of Protestantism, Pope Paul III (1534-49) established the Roman Inquisition in 1542. Perhaps its most famous act was the conviction of Galileo for violating its injunction of 1616 that he neither teach nor defend the thesis that the sun is the immovable center of the universe. The Roman Inquisition has undergone several name changes since its creation. At the time of Galileo, it was know as the Congregation of the Holy Office. Pope John Paul II gave it the name it bears today, the Congregation for the Doctrine of the Faith.

Assessing the Inquisition

Il principle upon which the Inquisition was built is entirely defensible indeed, Catholics everywhere have the duty to defend it. The Church was given by Christ Himself the mission of safeguarding the deposit of faith from distortion or corruption (cf. Mt. 28:16-20 Mk. 16:14-20 Jn. 21:15-19 1 Thess. 2:13 Jude 3 Catechism, nos. 84-90, 172-75, 813-16).

However, we must distinguish between this principle and the si intende by which the faith should be defended. The Church herself, as evidenced in the Catechism, does not defend the regrettable practices of the Inquisition:

Furthermore, the Church does not proclaim that individuals in the Church, merely by being members of the Body of Christ, are infallibly Christ-like in all their actions. Rather,

We must not forget that Catharism (and the other heresies) were influential to the degree that the Churchs shepherds were failing to live up to the obligations proper to their offices. The proper response to the heresy of Catharism was not violent opposition but repentance, reform, and a more fervent embrace of poverty and holiness by those entro the confines of orthodoxy, coupled with a zealous preaching of the true faith the response of St. Francis and St. Dominic.

With all that said, we must distinguish between the facts of the Inquisition and the fiction. As recent scholarship has shown, both Protestants and secularists, from the 16th century to the present, have wildly exaggerated the evils of the Inquisition in order to further their own ends, creating straw demons of inquisitors and popes alike. Sadly, these errors have been repeated so often that they have become facts.

Although such exaggerations have made facts from fiction, there is some truth about abuses that Catholics must admit. Unrepentant men found guilty of heresy were handed over to the State for punishment, even though Church authorities did not always agree with the States punishments. We must realize that in handing over the condemned heretic to the secular power, the Church knowingly was handing over the condemned for punishments ranging from imprisonment to burning at the stake. Furthermore, even with all the procedural precautions, there were inquisitors who did not follow the laws of the Church and all too readily handed over a significant number of heretics to be burned alive. However, anti-Catholic pamphleteers and historians have grossly exaggerated the numbers, asserting that millions died at the stake. Though the actual numbers are far less (3,000-5,000), these fiery deaths were quite real and regrettable.

It is also true, sadly enough, that the Church, following the judicial customs of the day, allowed for torture as a part of the judicial procedure. The approval of torture went all the way to the top, as Pope Innocent IVs bull Ad exstirpanda (1252) attests. However, the use of torture during judicial inquiry was not, contrary to her many detractors, the invention of the Church.

Just prior to the time of the Inquisition, Roman law had begun to displace the local judicial customs of western Europe. Roman law had allowed judicial torture in some circumstances. Under the medieval understanding of law, the accused in a capital crime could only be convicted if there were full proof of his guilt. This entailed either the testimony of two witnesses, being caught in the act, or personal confession. If the first two were lacking, and everything else pointed to the guilt of the accused, torture was used to extract his confession. To be considered a valid confession, the accused had to confess freely the next day.

In regard to the use of torture as well as capital punishment, the Church did not invent the practice, but regulated and codified these existing civil, judicial practices. In addition, it is important that the overwhelming effect and goal of the Church was to soften the punitive harshness of the secular powers, and correct the abuses of individual inquisitors who were arbitrary and cruel.

Learning from our mistakes

Despite these facts, Pope John Paul II warns us:

  1. Pope John Paul II, Address to the International Symposium on the Inquisition, October 31, 1998.
  2. Papa Giovanni Paolo II, Tertio Millennio Adveniente, no. 35, quoting Vatican II, Declaration on Religious Freedom Dignitatis Humanae, no. 1.

The mission of the Magisterium is linked to the definitive nature of the covenant established by God with His people in Christ.
It is this Magisteriums task to preserve Gods people from deviations and defections and to guarantee them
the objective possibility of professing the true faith without error.
Thus, the pastoral duty of the Magisterium is aimed at seeing to it that the People of God
abides in the truth that liberates (Catechismo, no. 890).

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Wiker, Benjamin D. Status: Inquisition in the Catholic Church. Lay Witness (April, 2000).

Reprinted with permission of Lay Witness rivista.

Lay Witness is a publication of Catholic United for the Faith, Inc., an international lay apostolate founded in 1968 to support, defend, and advance the efforts of the teaching Church.

Riconoscimento

Wiker, Benjamin D. Status: Inquisition in the Catholic Church. Lay Witness (April, 2000).

Reprinted with permission of Lay Witness rivista.

Lay Witness is a publication of Catholic United for the Faith, Inc., an international lay apostolate founded in 1968 to support, defend, and advance the efforts of the teaching Church.


What was the Holy Roman Empire?

The Holy Roman Empire was a loosely joined union of smaller kingdoms which held power in western and central Europe between A.D. 962 and 1806. It was ruled by a Holy Roman Emperor who oversaw local regions controlled by a variety of kings, dukes, and other officials. The Holy Roman Empire was an attempt to resurrect the Western empire of Rome.

Many people confuse the Holy Roman Empire with the Roman Empire that existed during the New Testament period. However, these two empires were different in both time period and location. The Roman Empire (27 B.C. - A.D. 476) was based in Rome (and, later, Constantinople) and controlled nations around the Mediterranean rim, including Israel. The Holy Roman Empire came into existence long after the Roman Empire had collapsed. It had no official capital, but the emperors&mdashusually Germanic kings&mdashruled from their homelands.

In the fourth century, Christianity was embraced by the emperor and was pronounced the official religion of the Roman Empire. This blending of religion and government led to an uneasy but powerful mix of doctrine and politics. Eventually, power was consolidated in a centralized Roman Catholic Church, the major social institution throughout the Middle Ages. In A.D. 1054, the Eastern Orthodox Church separated from the Western (Roman) Church, in part due to Rome’s centralized leadership under the Pope.

Pope Leo III laid the foundation for the Holy Roman Empire in A.D. 800 when he crowned Charlemagne as emperor. This act set a precedent for the next 700 years, as the Popes claimed the right to select and install the most powerful rulers on the continent. The Holy Roman Empire officially began in 962 when Pope John XII crowned King Otto I of Germany and gave him the title of “emperor.” In the Holy Roman Empire, civil authority and church authority clashed at times, but the church usually won. This was the time when the Catholic Popes wielded the most influence, and the papacy’s power reached its zenith.

During the Middle Ages, a wide variety of new church traditions became official doctrine of the Roman Church. Further, the church-state engaged in many military conflicts, including the Crusades.

Late in the period of the Holy Roman Empire, a growing number of Christians grew uneasy with the dominance, teaching, and corruption of the Roman Catholic Church. In the 1500s, Martin Luther launched the Protestant Reformation. John Calvin became a Reformation leader based in Geneva, Switzerland, and others, including Ulrich Zwingli and a large Anabaptist movement, helped reform religion in the Western world.

The major theological issues in the Reformation focused on what are known as the five solas (five “only’s”), which expressed the primacy of biblical teaching over the authority of the Pope and sacred tradition. Sola gratia, the teaching of salvation by “grace alone” through faith alone in Christ alone, empowered a new era of evangelistic outreach in Europe that extended to those who would later colonize North America. Sola scriptura, or “Scripture alone,” taught that the Bible was the sole authority on matters of faith. This teaching led to the development of new churches outside of the Catholic system and the development of new statements of faith for the many Protestant groups founded during this time. The Holy Roman Empire continued to hold power after the Reformation, but the seeds of its demise had been sown after the Reformation, the Church’s imperial influence waned and the authority of the Pope was curtailed. Europe was emerging from the Middle Ages.

In summary, the Holy Roman Empire served as the government over much of Europe for the majority of medieval history. The Roman Catholic Church, melded in a church-state alliance with the emperor, was the major religious entity. The Church encountered numerous changes even as it amassed land and political clout. Late in this period, Martin Luther and other Reformers transformed the way religion was practiced in central Europe, and their work continues to influence many around the world today.


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